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Gen.

25

Riflessioni libere sulla crisi della lettura “per diletto” in Italia

In un periodo in cui è fin troppo facile puntare il dito contro situazioni spiacevoli senza tuttavia proporre soluzioni mirate ed efficaci, in questo articolo ho voluto riassumere le mie riflessioni libere sulla crisi della lettura “per diletto” in Italia, che perdura da ormai parecchio tempo ed è profonda. Sono convinto che un Paese con ambizioni di crescita e sviluppo a livello internazionale non possa più ignorare questo fenomeno negativo. “Perché?” dite voi? Ecco il mio pensiero…

Alcuni numeri di una situazione allarmante

I dati Istat riportano che nel 2015 quasi 6 italiani su 10 non hanno letto neanche un libro, mentre si stima che oltre il 9% delle famiglie non ne possieda alcuno  [1]. Il confronto con i primi della classe – i norvegesi – è impietoso e dovrebbe portare a riflettere, considerando che nel Paese nordico il 97% (!) delle donne e l’89% degli uomini ha letto almeno un libro nello stesso periodo. E non è tutto: la media personale si attesta attorno ai 15 libri letti ogni anno, ossia oltre uno al mese. Il 72% degli intervistati ha dichiarato di frequentare librerie e biblioteche con regolarità, mentre il 78% dei genitori legge in compagnia dei propri figli almeno 2 o 3 volte alla settimana.

«Saranno il freddo e i lunghi periodi bui durante i quali bisogna pur trovare qualcosa da fare, no?» commenterà qualcuno con una certa dose di malizia. Il ragionamento potrebbe anche essere sensato, dopotutto, ma se ci spostiamo in Spagna – nazione molto più affine alla Penisola dal punto di vista del clima e della mentalità – si esce comunque con le ossa rotte: oltre il 62% dei nostri cugini, infatti, ha letto almeno un libro nell’anno di raffronto. In Francia, poi, le percentuali sono solo di poco inferiori a quelle norvegesi: quasi 9 persone su 10 portano a termine la lettura di almeno un libro ogni 12 mesi [2].

Quali potrebbero essere le ragioni di queste differenze così marcate?

 

Le possibili cause

Un fenomeno così complesso e sfaccettato può avere origine da diverse fonti che, combinate fra loro, ne aggravano gli effetti negativi. Se si considera che sono soprattutto gli adolescenti e i giovani adulti a leggere molto poco (o affatto) per loro libera scelta, le prime cause che mi vengono in mente sono lo scarso tempo a disposizione e il carattere più solitario e individualista della lettura. Non è certo un segreto che i ragazzi in questa fascia d’età trascorrano intere ore con i pollici incollati allo schermo tattile dello smartphone, a chattare con gli amici o pubblicare, condividere e commentare fotografie e stati d’animo sui social network. Sotto quest’ottica, posare il telefonino per impugnare un libro e ritirarsi in un mondo più “asociale” può essere difficile proprio perché si tratta di un’attività con la quale non sono abituati a relazionarsi. I cosiddetti Millennials sono cresciuti in un ambiente caratterizzato dalla condivisione e interconnessione pressoché totale, nel quale gli schemi di comunicazione e di comportamento sono stati stravolti dall’avvento dirompente delle nuove tecnologie, mentre la lettura in sé non è mai cambiata e, per certi versi, non ha potuto tenere il passo di questa generazione immediata e frenetica. Chi si isola con un libro e si immerge in un mondo a parte, che scorre molto più lento di quello reale, si trova giocoforza in netto contrasto con gli altri. E questo in maniera ben più marcata rispetto ad alcuni decenni fa. Fra i giovani non è raro sentire commenti tipo: “Quello è strano. Perde tempo con un libro e non risponde mai in chat o commenta un post solo dopo ore!”. Oggigiorno informazioni e contenuti vengono creati, condivisi, consumati e archiviati nel giro di pochi minuti. Estraniarsi da questa continua corsa è difficile, perché il rischio di perdersi qualcosa che altri hanno visto e vissuto è molto alto e il sentimento di estromissione dal gruppo sociale che ne scaturirebbe pesa tanto sulle scelte dei singoli. Il carattere individualista e lento della lettura potrebbe dunque essere una delle cause del fenomeno in analisi.

 

La mentalità e le abitudini potrebbero rappresentare un secondo tassello del mosaico. A mio modo di vedere, il fatto che si legga sempre meno ha innescato una spirale negativa che si autoalimenta di generazione in generazione. Difficilmente ragazzi che crescono in case nelle quali non trova spazio nemmeno un libro e con genitori che non danno l’esempio leggendo si appassioneranno a questa attività. Come illustrato in apertura, in Norvegia quasi 8 genitori su 10 si ritagliano il tempo per leggere in compagnia dei figli almeno due o tre volte ogni settimana. In questo modo, la lettura diventa parte integrante della routine quotidiana famigliare. I figli si abituano e appassionano ad essa, crescendo sin da piccoli con una mentalità e una predisposizione diversa nei suoi confronti. Infilare il naso in un libro diventa normale. I bambini sono stimolati a leggere, anche grazie alla forte componente emotiva e relazionale ad essa associata. E questa, per me, è una differenza fondamentale con quanto accade nella Penisola, forse addirittura una delle più determinanti, che porta a scenari anche paradossali. Ne è un esempio lampante lo smercio dei “Bonus cultura” di ben 500 euro messi a disposizione dei neo-maggiorenni dal Governo Renzi, rivenduti da alcuni ragazzi addirittura a metà prezzo sulle piazze virtuali, come a dire: “Non m’importa di perdere una bella fetta della loro sostanza, purché riesca a trasformarli in qualcosa che per me abbia davvero un valore”. E, purtroppo, i libri e le attività culturali non sembrano essere in cima alla graduatoria dei giovani.

 

Se a questo si aggiunge che leggere è un’attività che richiede uno sforzo molto più attivo e che non può essere consumata soltanto in maniera passiva, come succede invece spesso con i contenuti che circolano sui social network o che vengono trasmessi dalla televisione, il quadro si complica ulteriormente.

Non da ultimo va considerato la congiuntura economica non certo rosea, con il ridotto potere d’acquisto delle famiglie. Ed è risaputo che, durante un periodo di crisi, le prime spese ad essere tagliate sono proprio quelle dedicate agli “extra”, tra cui si annoverano proprio hobbies e cultura.

 

Le possibili soluzioni

La natura estremamente contorta del fenomeno in analisi, purtroppo, non permette di stilare su due piedi un decalogo di azioni di pronto intervento, né tantomeno esiste una soluzione da bacchetta magica. Il problema va affrontato da più lati e ogni investimento di tempo, denaro, energie e risorse deve giocoforza essere incentrato sul futuro, ossia sulle prossime generazioni, perché cambiare la mentalità e le abitudini di chi è cresciuto con questa distanza dalla lettura è difficile. Molto difficile. È innegabile: ci vorranno tempo e pazienza. “Cadi sette volte, rialzati otto” direbbero i giapponesi. Nonostante le asperità, però, ritengo che uno sforzo vada fatto, perché ne vale la pena! I benefici derivanti dalla lettura più diffusa potrebbero aiutare l’intero Paese a ritrovare slancio e competitività internazionale. Di questo sono convinto e, in chiusura di articolo, vi dirò anche perché.

Ma come agire, dunque? Personalmente ritengo che il ruolo dei genitori sia fondamentale, in questo. Dovremmo lasciarci ispirare dai norvegesi e abituare i nostri figli alla lettura sin da piccoli. E con “abituare” non intendo “forzare”. Nulla quanto obbligare qualcuno a leggere controvoglia, (magari addirittura qualcosa che non è di suo gradimento) lo allontanerà ancor di più. No, a mio modo di vedere i genitori devono dare il buon esempio e impegnarsi a prendere in mano un libro, nonostante lo scetticismo e la diffidenza iniziali. Non solo per sé stessi, bensì proprio per il bene dei loro bambini che, così facendo, li potranno osservare e capire che la lettura, in fondo, non è poi così male. Papà e mamma, ogni tanto, dovrebbero spegnere la televisione e sedersi a leggere con i propri figli. Condividere con loro il momento magico, intimo ed emozionante di una fiaba, una favola, un racconto. C’è da stupirsi, nel realizzare quanto una simile abitudine possa essere gratificante e al contempo educativa.

Associare (con azioni concrete e non solo vuote parole oppure “ordini”) la lettura alle intense emozioni positive che si possono vivere proprio grazie a un oggetto inanimato, di carta o digitale, che offre ben più di una noiosa serie di parole messe in fila: questa potrebbe essere la chiave della svolta. E chi meglio dei genitori può distillare un sentimento di gioia e amore nel cuore dei figli? L’importante è non imporre un certo tipo di lettura, bensì lasciare che siano i bambini a scegliere la più adatta a loro. Il problema più grave non è leggere un libro considerato “frivolo” o “spazzatura”, bensì il non leggere affatto! Anche iniziando coni fumetti si può passare ai grandi classici.

 

I benefici della lettura

Perché leggere? Su questo argomento si potrebbe dibattere a lungo e riempiere intere paginate di nozioni e studi scientifici sui benefici della lettura. Io mi limiterò ad elencare quelli che ritengo siano i più importanti:

  • leggere migliora la memoria: i lettori ricordano più cose e lo fanno più in fretta;

  • leggere migliora la concentrazione e l’attenzione, qualità senza dubbio molto utili a scuola, così come sul posto di lavoro;

  • leggere amplia il vocabolario e, di riflesso, migliora le capacità d’espressione e comunicazione che porteranno a loro volta a una migliore capacità di relazionarsi con il prossimo;

  • leggere potenzia le capacità analitiche, che aiuteranno a risolvere in maniera più rapida ed efficiente i problemi, soprattutto sul lavoro e nello studio;

  • leggere accresce la cultura e, dunque, le probabilità di emergere e di meglio comprendere la complessa realtà in cui si vive;

  • leggere stimola la creatività, che sarà d’aiuto per trovare soluzioni alternative nelle complicate situazioni di tutti i giorni;

  • leggere scatena forti emozioni positive, che ci fanno stare meglio e migliorano il benessere psico-fisico;

  • leggere riduce lo stress;

  • leggere può essere gratis: per farlo, basta andare in biblioteca;

  • leggere è bello e porta a grandi soddisfazioni, personali e relazionali.

 

Uno sguardo al futuro

Per un popolo di lettori, grazie ai benefici appena elencati, sarà molto più semplice trovare le soluzioni adatte e le strade giuste per risollevare le sorti della propria vita, della propria comunità, della propria regione e – perché no? – del proprio Paese.

Oggigiorno, un’inversione di rotta è necessaria e urgente. La massima secondo la quale “un bambino che legge, diventerà un adulto che pensa” non è lontana dalla realtà. Sarà un caso che proprio i Paesi del Nord Europa siano i più avanzati e quelli in cui si registra la miglior qualità di vita? Io non credo. Date un’opportunità alla lettura. Non vi deluderà.

 

Belle oasi di luce fulgida

Ma la situazione è davvero così nera? Non del tutto. Per fortuna esistono ancora lettori forti, editori fieri, librai appassionati, bibliotecari lungimiranti e “semplici” appassionati che si battono quotidianamente per riportare la lettura al centro dell’attenzione. Le iniziative si moltiplicano, segno che qualcosa, nella pancia del Paese, si muove e reclama sempre più spazio; trova strade alternative e più moderne per emergere: biblioteche itineranti a bordo di vecchi furgoni ristrutturati, caffè letterari e sociali, vecchie cabine del telefono trasformate in deliziose librerie gratuite – dalle quali ognuno può servirsi liberamente dei volumi esposti, a patto di lasciarne uno in cambio –, recensori (tra cui molte giovani donne) che pubblicano le loro opinioni sui social network più famosi con un linguaggio più adatto ai tempi che corrono, eccetera. Proprio questo entusiasmo fa ben sperare. A tutte queste persone vorrei urlare: “Non mollate! Siete grandi!” Ad ogni libro letto, la situazione migliora e rischiara un altro pezzo di sentiero.

 

Luca Bortone

 

[1] Fonte: Istat. http://www.istat.it/it/archivio/178337

[2] Fonte: http://www.giornaledellalibreria.it/news-lettura-nove-norvegesi-su-dieci-hanno-letto-almeno-un-libro-nel-2015-2550.html

 
 
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